30 ANNI DI
Schwegler Associated

“Bisogna avere il coraggio di rischiare con passione e fantasia”

Christian Schwegler, il fondatore e managing director di Schwegler Associated, rivela la sua storia e lancia
un messaggio ai giovani loss adjuster

Nato in Svizzera, formato a Londra ed in Italia. Come è iniziata la carriera di Christian Schwegler?

Il mio percorso formativo inizia in Svizzera e prosegue in Medio Oriente. La mia famiglia si trasferì lì per aprire una fabbrica di gioielleria, nella quale ho trascorso parte della mia adolescenza. Nel 1975, durante la guerra civile in Libano, la fabbrica fu saccheggiata e così decisi di trasferirmi a Londra, non avendo la più pallida idea di cosa avrei fatto “da grande”. L’amore mi portò in Italia, precisamente a Milano dove ho svolto i primi lavori.

Come ha deciso di diventare Loss Adjuster?

Ero in un momento di grande insoddisfazione professionale nella mia vita, il lavoro che facevo all’epoca non mi gratificava, non stavo seguendo le mie aspirazioni. All’età di trent’anni questo smarrimento è consueto, anche per i ragazzi di oggi. C’è chi si accontenta della propria vita, io invece raggiunsi la consapevolezza di volerla cambiare, migliorare, ampliare i miei orizzonti. La forza di volontà fu sicuramente il primo passo. Così, da libero professionista mi avvicinai a un mondo apparentemente strano: il mercato assicurativo.

Perché lo definisce strano?

Da svizzero/tedesco molte cose mi erano di difficile comprensione, ho impiegato tempo e sforzi intellettivi per capire come “girava” tale mercato in Italia e sicuramente, tre decadi fa, la struttura era diversa da quella odierna, più lenta e macchinosa.
Fu allora che mi ritagliai uno spazio in un ramo a me molto familiare: la gioielleria. Iniziai da lì il mio percorso in ambito assicurativo anche se non fui particolarmente fortunato. All’inizio degli anni ‘90 il settore era in difficoltà, si lavorava poco ma mollare non era nelle mie corde. Ma ero pronto a rischiare e così decisi di investire in una nicchia di mercato che secondo me poteva essere un’occasione da non perdere: il settore degli infortuni sportivi.

Fu allora che ottenne successo?

No, non direi. Molte furono le porte chiuse in faccia, tante persone mi ripetevano che nelle assicurazioni contro gli infortuni non serviva un perito, che avrei dovuto specializzarmi in un solo settore, piuttosto che gestire diverse aree di rischio.
Ho accettato clienti difficili, sfide importanti in un mercato presidiato da competitor molto più grandi di me, appellativi sbagliati ma non sono mai sceso a compromessi e così nel 2000 la Schwegler Associated arrivò a contare ben 30 dipendenti.
Abbiamo ampliato i settori di nostra competenza, tanto che in quegli anni arrivammo a gestire la responsabilità civile medica del 25% dei letti ospedalieri italiani. Eravamo i primi nel mercato come Loss Adjuster.
Dal 2005 il lavoro è aumentato esponenzialmente nelle categorie di nicchia (sport, arte, gioiellerie e trasporto valori) e abbiamo cercato di essere sempre aggiornati, al passo con i tempi, di non accontentarci mai per fornire servizi di qualità e diventare, con gli anni, sinonimo di affidabilità.

È questo il vostro segreto?

Ritengo che non ci sia un segreto in particolare, il mercato si evolve di continuo e dobbiamo adattarci al cambiamento. Ho iniziato spedendo rapporti per posta, ottenendo il benestare per pagare un sinistro via telefono. Poi ho visto l’avvento del fax, che ha velocizzato notevolmente le comunicazioni, per arrivare a oggi, in un’era tutta digitale anche per il nostro studio.

Inoltre ho sempre riposto grande fiducia nei miei collaboratori, mi sono circondato di professionisti specializzati nel proprio settore di competenza.
Periodicamente entrano a far parte della squadra ragazzi giovani che mi danno un punto di vista nuovo, che condividono con me le novità del presente e a cui posso trasmettere la mia esperienza.
Oggi siamo arrivati ad essere completamente digitalizzati e, con la nostra piattaforma dotata di intelligenza artificiale, abbiamo un controllo più efficiente dei flussi di informazione e della gestione dei servizi che forniamo ai nostri clienti.

Si definisce un capo autoritario? Come gestisce il rapporto tra generazioni diverse all’interno dell’azienda?

Autoritario? Assolutamente no. Sono serio e preciso nel mio lavoro ma la crescita dell’azienda è dovuta proprio alle persone di cui mi sono circondato. Senza loro non ce l’avrei fatta. Ho intorno menti che ragionano diversamente da me, dai più esperti presenti da anni nella squadra, ai giovani con idee fresche e innovative. Ed è grazie allo scambio, all’interazione, che riusciamo a crescere ogni giorno. E se qualcuno sbaglia? Pazienza, tutti sbagliamo e commettiamo errori, così si impara davvero.

Quali sono quindi i valori su cui avete costruito il vostro lavoro?

La trasparenza, senza ombra di dubbio. La nostra deontologia ci obbliga ad essere super partes, eticamente corretti, leali. Informiamo i nostri clienti dei propri diritti, mostriamo loro la verità della situazione, non quello che vorrebbero vedere. Trattiamo l’altro con rispetto e professionalità. Se non siamo in grado, per qualsiasi motivo, dobbiamo avere l’umiltà e la consapevolezza delle nostre capacità, evitando l’abuso di potere e la presunzione di sapere.

Ad oggi, dopo 30 anni dalla fondazione della Schwegler Associated, qual è il suo bilancio?

Perché fare un bilancio? Non guardo mai le glorie passate, ma penso sempre al futuro, a cosa fare per migliorare. Non mi sento mai arrivato. La vita mi ha insegnato che si viene sempre giudicati in base all’ultimo lavoro svolto, non per i successi che collezionati in passato, nel corso della carriera. La passione viscerale per questa professione mi carica ogni giorno, e consiste nella volontà di risolvere un problema, di trovare una soluzione per i miei clienti, insieme a tutto il team.
L’obiettivo non deve essere mai il riscontro economico, ma a mio avviso lavorare per fornire un servizio al meglio delle proprie possibilità. Se si lavora con impegno, lealtà e professionalità, il successo arriverà da sé.

E oggi, che consiglio può dare a chi vuole intraprendere la carriera del Loss Adjuster?

Nel 2021 è davvero difficile crescere in questo settore, non si può investire, poche persone hanno il coraggio di rischiare davvero, di “buttarsi” e provare. Consiglierei ai giovani di porsi un obiettivo e non crearsi impedimenti. Di scavalcare gli ostacoli che certamente incontreranno sul loro cammino, con volontà e ambizione.
Soprattutto inviterei i ragazzi ad avere fantasia.
Ho una profonda vena svizzera, precisa e organizzata, ma l’Italia mi ha trasmesso la fantasia, un ingrediente impagabile in qualsiasi mestiere.

Come diceva Sandro Pertini: “La politica senza fantasia è mera tecnica.”

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